LAVORO. CAPOZZI (M5S): CONCRETIZZARE I PRINCÌPI DELLA PARITÀ DI GENERE
(ACON) Trieste, 26 ott - "La parità di genere non si proclama
ma, al contrario, si costruisce giorno per giorno con scelte
politiche precise e concrete. Non possiamo chiedere alle donne di
lavorare, crescere professionalmente e raggiungere l'indipendenza
economica se poi il sistema non garantisce loro i servizi e le
condizioni necessarie per farlo". È questa la premessa con la
quale la consigliera regionale Rosaria Capozzi (Movimento 5
Stelle) commenta, in una nota, i lavori odierni della Commissione
regionale per le Pari opportunità tra uomo e donna (Crpo Fvg) ai
quali ha assistito nella sala Pasolini del palazzo udinese della
Regione.
"Il lavoro da fare - aggiunge l'esponente pentastellata - è
ancora importante e richiede continuità, perché una donna non
dovrebbe mai essere costretta a scegliere tra il proprio lavoro e
la propria famiglia. E, soprattutto, va sempre considerato che le
difficoltà emergono in maniera ancor più accentuata quando una
donna si ritrova da sola ad affrontare queste subdole barriere".
È stato proprio questo, secondo Capozzi, il tema centrale della
riflessione emersa nell'ambito degli interventi dedicati al tema
"Donne e lavoro in Friuli Venezia Giulia: bilanci, criticità e
prospettive".
"Era molto importante avere l'opportunità di fare il punto sui
risultati raggiunti e sulle disuguaglianze che ancora
condizionano la vita professionale di tante donne. In tal senso
precisa la consigliera - se è vero che il Fvg presenta indicatori
occupazionali complessivamente più favorevoli rispetto a molte
altre realtà italiane, questo dato di partenza non può certamente
diventare un motivo valido per abbassare la guardia. Il divario
di genere, infatti, continua a manifestarsi nelle retribuzioni,
soprattutto ai livelli più alti, nelle possibilità di carriera e
anche nella distribuzione delle responsabilità familiari".
"Il problema non è soltanto l'accesso al lavoro - sottolinea la
rappresentante del M5S -, ma la possibilità di restarci, di
crescere professionalmente e di essere economicamente autonome,
senza dover pagare un prezzo più alto degli uomini. Ancora oggi,
infatti, la cura dei figli, della casa e della famiglia ricade in
misura sproporzionata sulle donne. Un modello culturale che si
traduce in conseguenze concrete: rinunce professionali, minori
opportunità di carriera e difficoltà a conciliare lavoro e vita
privata. Inoltre, anche quando le donne scelgono di superare gli
schemi tradizionali, troppo spesso si scontrano con
un'organizzazione dei servizi che non tiene conto delle loro
reali esigenze".
"Su questo fronte - ribadisce ancora Capozzi - ritengo
fondamentale tradurre i princìpi in atti concreti. Proprio in
questa direzione ho lavorato, al punto da aver fatto in modo che
negli appalti pubblici vengano riconosciuti dei criteri premiali
per chi è in possesso della certificazione della parità di
genere, valorizzando così un approccio che riconosca e promuova
l'impegno delle imprese nel contrasto alle disuguaglianze".
Ma anche questo non basta, secondo l'esponente pentastellata: "È
altresì necessario continuare a investire - conclude la nota -
nei servizi per l'infanzia, rafforzare le politiche di
conciliazione, promuovere la condivisione delle responsabilità
familiari e contrastare le disparità retributive, insieme alle
barriere che frenano la crescita professionale femminile".
ACON/COM/aa